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Lista dei prodotti per produttore Fogarizzu Piero di Pattada

Fogarizzu Piero di Pattada

PRESENTAZIONE MAESTRO PIERO FOGARIZZU


Forte di una consolidata tradizione di famiglia, deve al padre Salvatore (Barore) così come prima al nonno e prima ancora al bisnonno lo spessore culturale da cui è partito. Le notevoli doti personali, unite alla solida tradizione familiare direttamente appresa dal maestro e padre Barore, fanno di Piero Fogarizzu un artigiano e maestro coltellinaio la cui ricerca, specie nella perfezione dei particolari, che da oltre trent'anni aumenta di giorno in giorno.


Nel suo laboratorio artigiane di Pattada ,Piero Fogarizzu e la moglie Paola creano ed espongono da tempo rari pezzi di bravura stilistica che via via arricchiscono le loro teche e quelle di quanti desiderano portare a casa propria i loro pezzi da collezione.


 E questo costante compromesso tra nuovi modelli e nuovi materiali e ciò che vi era di più tradizionale ha fatto sì che nel corso degli anni la tecnica e la maestrìa del padre Barore Fogarizzu stia continuando nel lavoro di suo figlio Piero arricchendo di un'altra generazione la catena di maestri del coltello artigianale sardo.


Giorno dopo giorno, ci impegniamo a dare nuovo impulso all'antico mestiere di "frailalzu", cercando di salvaguardare la tradizionale manualità che rende "sa resolza" unica e inimitabile, senza voler però porre limiti alla genialità e al valore estetico di chi dà vita a un oggetto, risultato di una antica cultura comunitaria, ma soprattutto espressione e concretizzazione di creatività e genialità del singolo " inventore "


" LE FASI DI LAVORAZIONE CHE FANNO NASCERE UNA “RESOLZA”.




La prima cosa è senza dubbio la scelta dei materiali, dell’acciaio per la lama e l’anima, s’arcu, e del corno per il manico.


La Lavorazione delle lame DAMASCATE


Un capitolo a parte merita la lavorazione delle lame damascate, dove l’abilità dell’artigiano tocca i suoi massimi. Il damasco è costituito da numerosi strati sovrapposti di acciaio e nichel. L’accoppiamento di questi materiali ed il procedimento utilizzato, danno alle lame caratteristiche di resistenza e flessibilità uniche. Famose sono le lame delle katane, le spade dei samurai, realizzate appunto con il procedimento del damasco Si parte dalla costruzione del “pacchetto” assemblato con diciannove strati alternati di acciaio e nichel tenuti assieme da sottili barrette d’acciaio saldate.


Al pacchetto viene fissato tramite saldatura un pezzo di tondino abbastanza lungo per consentire una più agevole manipolazione durante le fasi di lavorazione.


Per prima cosa si accende la forgia e la si porta in temperatura. Ora il “pacchetto” viene inserito nella forgia e riscaldato fino a portarlo vicino al punto di fusione, quindi viene estratto, posizionato sull’incudine e lavorato velocemente con precisi colpi di martello. Questa fase, molto delicata, viene ripetuta numerose volte ed ha lo scopo di saldare fra loro i due metalli, qualsiasi imperfezione pregiudicherebbe irrimediabilmente l’esito finale.


Quando si ritiene che la fusione tra i metalli sia ottimale si passa alla lavorazione con il maglio a balestra, strumento che ha alleviato non poco il lavoro de sos frailalzos. Tempo addietro invece del maglio si usava infatti la mazza, vi lascio immaginare la fatica necessaria per sollevarla e colpire con forza e precisione il metallo per centinaia e centinaia di volte.


Il “pacchetto” viene riscaldato e quindi con il maglio viene compresso ed allungato fino a raggiungere all’incirca il doppio della lunghezza originale. L’operazione di riscaldamento e battitura viene ripetuta numerose volte. A questo punto il blocco metallico viene profondamente inciso al centro, ripiegato su se stesso e rimesso in forgia.
Viene portato ancora una volta vicino al punto di fusione e saldato. I diciannove strati iniziali sono ora diventati trentotto. Si ritorna al maglio e alla forgia fino ad ottenere una barra di circa tre centimetri di spessore e lunghezza poco più che doppia dell’originale. Il pezzo viene nuovamente inciso al centro, ripiegato su se stesso e saldato a forgia ottenendo un totale di settantasei strati. Ancora una volta forgia e maglio fino ad ottenere una barra di circa sessanta centimetri di lunghezza e poco meno di due di spessore.


Dopo il raffreddamento la barra viene messa in morsa per la successiva fase di lavorazione. Questa consiste nel praticare con la fresa una serie di scanalature affiancate, molto ravvicinate, su entrambi i lati. Le scanalature, una volta spianate con forgia e maglio, creeranno il motivo desiderato. Va detto che un maestro coltellinaio conosce in anticipo il disegno di damasco che otterrà da quella particolare lavorazione, non
vi è nulla di casuale. 
Si ritorna alla forgia dove la barra viene in parte riscaldata e spianata con il maglio. Poi si riscalda un’altra parte, si spiana anche quella e così via, fino a quando delle scanalature non rimane traccia. 
Per arrivare alla barra dalla quale si potranno ricavare le lame sono state necessarie poco meno di otto ore di lavoro ed oltre quaranta chili di carbon fossile. Questo è il tipo di damasco definito ‘semplice’.
Ma ovviamente non è finita qui. Infatti ora bisognerà ritagliare le lame e lavorarle con
potenti mole ad acqua per ottenere sagoma e forma desiderate. Altre ore di lavoro.
Solo dopo lo sgrossamento si potrà indovinare il disegno ottenuto. Per metterlo in evidenza la lama dovrà essere immersa in un particolare acido e quindi ripulita.


Un altro tipo di damasco che rientra negli standard è quello che si ottiene, con procedimento analogo, ma lavorando il metallo in tondo, ottenendo cioè non una barra ma un tondino di circa due centimetri di diametro. Il tondino viene sottoposto a torsione fino ad ottenere un torciglione più o meno serrato.


E’ un momento estremamente delicato, infatti se ci sono state imperfezioni durante le fasi lavorative precedenti, il metallo si spaccherà diventando inutilizzabile e vanificando molte ore di duro lavoro. Se invece tutto va per il meglio, si passa alla spianatura per l’ottenimento della barra e quindi alle successive fasi di lavorazione già viste.


Gli artigiani sperimentano continuamente alla ricerca di nuovi disegni e motivi. Risultati molto interessanti vengono ad esempio ottenuti accoppiando fra loro due barre e ottenendo un tipo di disegno ‘a specchio’.  Accoppiare è in realtà un termine piuttosto riduttivo che nasconde un processo di lavorazione estremamente complesso e delicato, possibile solo per chi possieda una maestria fuori dal comune.


 Il massimo delle difficoltà che un maestro coltellinaio può affrontare sono date dalla lavorazione del damasco mosaico ed infatti solo pochi sono in grado di realizzarlo. Con questo tipo di lavorazione si ottengono dei ‘mattoncini’ di acciaio con disegni anche molto complicati, motivi floreali, geometrici e quant’altro la fantasia di questi fini artigiani può partorire. I ‘mattoncini’ devono poi essere saldati fra loro in modo perfetto fino a raggiungere larghezza e lunghezza necessarie per la costruzione della lama.
Ulteriore complicazione è la saldatura del ‘filo’. Infatti il damasco a mosaico, per le caratteristiche di costruzione, non può essere affilato.


La lama finita, può essere sottoposta a processi di ossidazione controllata che danno delle sfumature tendenti al blu o all’oro e conferendo all’oggetto una ulteriore unicità. I coltelli realizzati con queste lame sono ovviamente destinati ad un mercato di collezionisti o comunque di veri appassionati disposti a spendere pur di possedere un gioiello di questo valore.

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